Vitamina D bassa, i sintomi della carenza e quando serve un integratore
La vitamina D la produce soprattutto la pelle quando prende il sole. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), da fine marzo a fine settembre una persona sana alle nostre latitudini riesce di solito a produrne abbastanza, mentre d'inverno la produzione può ridursi o fermarsi. Per questo la domanda «ho la vitamina D bassa?» torna ogni autunno.
Qui trovi i sintomi della carenza di vitamina D, chi rischia di più, l'esame che la misura, quanta vitamina D serve al giorno e come leggere l'etichetta di un integratore. La dose giusta per te la decide il medico.
I sintomi della carenza di vitamina D
La vitamina D serve al corpo per usare il calcio e il fosforo, quindi una carenza si vede prima di tutto su ossa e muscoli. L'ISS ricorda che nei bambini la carenza causa il rachitismo e negli adulti l'osteomalacia, cioè ossa più morbide e fragili, e che rende i denti più deboli e più esposti alla carie. Il Manuale MSD descrive negli adulti debolezza e dolore a muscoli e ossa.
Una carenza lieve spesso non dà sintomi chiari. Stanchezza, dolori diffusi, sonno disturbato o umore basso hanno molte cause possibili, e cercarle su internet non dice se c'entra la vitamina D. Lo dice un esame del sangue.
Chi rischia di più la vitamina D bassa
L'ISS elenca tra le persone più a rischio:
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Confronta i prezzi- chi ha l'osteoporosi;
- le persone anziane che sono cadute o hanno avuto fratture senza un trauma importante;
- le donne in gravidanza o che allattano;
- le persone con obesità;
- chi ha malattie che riducono l'assorbimento intestinale;
- chi sta poco o niente al sole, per lavoro, per salute o per abitudine.
L'esame che misura la vitamina D
La vitamina D nel sangue si misura come 25-idrossivitamina D, o 25(OH)D, in nanogrammi per millilitro (ng/mL) o in nanomoli per litro (nmol/L). L'ISS riporta i valori di riferimento delle società scientifiche italiane:
- sotto 20 ng/mL (50 nmol/L) si parla di carenza;
- tra 20 e 40 ng/mL è l'intervallo desiderabile secondo la Società italiana dell'osteoporosi (SIOMMMS, 2023);
- per le persone a rischio l'Associazione Medici Endocrinologi (AME) indica come obiettivo 30 ng/mL (75 nmol/L).
Se pensi di avere la vitamina D bassa, parlane con il medico: decide lui se fare l'esame e come leggere il risultato.
Quanta vitamina D serve al giorno
Secondo i valori dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) riportati dall'ISS, un adulto, anche sopra i 70 anni, ha bisogno di 15 microgrammi (µg) al giorno, cioè 600 unità internazionali (UI). Per i bambini nel primo anno di vita il valore è 10 µg (400 UI). Sono valori pensati per chi produce poca o nessuna vitamina D al sole.
Per passare da un'unità all'altra: 1 µg di vitamina D corrisponde a 40 UI. Quindi 25 µg sono 1000 UI.
Di più non è meglio. L'EFSA fissa per gli adulti un livello massimo tollerabile di 100 µg (4000 UI) al giorno, da tutte le fonti insieme. L'ISS spiega che sopra i 150 ng/mL nel sangue si parla di ipervitaminosi, con sintomi come confusione, vomito, disidratazione e troppo calcio nel sangue. L'ISS precisa che non sono noti casi di eccesso dovuti al sole o all'alimentazione.
Integratore di vitamina D o farmaco
In generale l'ISS raccomanda l'integrazione di routine solo nel primo anno di vita. Negli adulti la giustifica con una carenza accertata, cioè sotto i 20 ng/mL, o nei gruppi a rischio, e sempre dopo aver sentito il medico.
Gli integratori di vitamina D sono alimenti, non farmaci. L'ISS sottolinea che non hanno proprietà curative o preventive e non sostituiscono un'alimentazione varia. I farmaci a base di vitamina D, in Italia, si danno con la ricetta del medico.
Sull'etichetta di un integratore l'Unione europea permette solo le indicazioni autorizzate. Per la vitamina D sono, tra le altre: contribuisce al normale assorbimento e utilizzo del calcio e del fosforo, al mantenimento di ossa e denti normali, al mantenimento della normale funzione muscolare e alla normale funzione del sistema immunitario. Una confezione che promette di più va presa con cautela.
Come leggere l'etichetta di un integratore di vitamina D
- La forma, di solito vitamina D3 (colecalciferolo), e se si tratta di gocce, capsule o compresse.
- La quantità per dose, in µg e spesso anche in UI, e quante gocce o capsule fanno una dose.
- La percentuale dei valori nutritivi di riferimento (% VNR). Per la vitamina D il valore di riferimento è 5 µg: una capsula da 25 µg riporta quindi 500%.
- Quante dosi ci sono nella confezione. Serve a calcolare quanto costa una dose, che è il modo corretto di confrontare confezioni diverse.
- Le altre vitamine o i minerali aggiunti, per non prendere due volte la stessa sostanza con prodotti diversi.
Quanto costa una dose di vitamina D
Lo stesso integratore di vitamina D costa diverso a seconda della confezione e della farmacia. Il prezzo che conta è quello per dose: confezioni più grandi spesso costano meno per capsula, ma solo se finisci la confezione prima della scadenza. Nella pagina sulla vitamina D economica, calcolata per capsula trovi il prezzo per unità con i dati del momento.
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Fonti
- ISSalute (Istituto Superiore di Sanità), «Vitamina D: a cosa serve, carenza e livelli ottimali» (aggiornata il 18 maggio 2026)
- Manuale MSD, versione per i pazienti: «Carenza di vitamina D»
- EFSA, parere scientifico sul livello massimo tollerabile di assunzione di vitamina D (EFSA Journal, 2023)
- Regolamento (UE) n. 432/2012, indicazioni sulla salute consentite
- Regolamento (UE) n. 1169/2011, allegato XIII (valori nutritivi di riferimento)
Aggiornato il 10 ottobre 2026. Informazioni generali sulla salute: non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.
