Vitamina D bassa, i sintomi della carenza e quando serve un integratore
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Vitamina D bassa, i sintomi della carenza e quando serve un integratore

Educazione14 dicembre 20255 min

La vitamina D la produce soprattutto la pelle quando prende il sole. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), da fine marzo a fine settembre una persona sana alle nostre latitudini riesce di solito a produrne abbastanza, mentre d'inverno la produzione può ridursi o fermarsi. Per questo la domanda «ho la vitamina D bassa?» torna ogni autunno.

Qui trovi i sintomi della carenza di vitamina D, chi rischia di più, l'esame che la misura, quanta vitamina D serve al giorno e come leggere l'etichetta di un integratore. La dose giusta per te la decide il medico.

I sintomi della carenza di vitamina D

La vitamina D serve al corpo per usare il calcio e il fosforo, quindi una carenza si vede prima di tutto su ossa e muscoli. L'ISS ricorda che nei bambini la carenza causa il rachitismo e negli adulti l'osteomalacia, cioè ossa più morbide e fragili, e che rende i denti più deboli e più esposti alla carie. Il Manuale MSD descrive negli adulti debolezza e dolore a muscoli e ossa.

Una carenza lieve spesso non dà sintomi chiari. Stanchezza, dolori diffusi, sonno disturbato o umore basso hanno molte cause possibili, e cercarle su internet non dice se c'entra la vitamina D. Lo dice un esame del sangue.

Chi rischia di più la vitamina D bassa

L'ISS elenca tra le persone più a rischio:

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  • chi ha l'osteoporosi;
  • le persone anziane che sono cadute o hanno avuto fratture senza un trauma importante;
  • le donne in gravidanza o che allattano;
  • le persone con obesità;
  • chi ha malattie che riducono l'assorbimento intestinale;
  • chi sta poco o niente al sole, per lavoro, per salute o per abitudine.

L'esame che misura la vitamina D

La vitamina D nel sangue si misura come 25-idrossivitamina D, o 25(OH)D, in nanogrammi per millilitro (ng/mL) o in nanomoli per litro (nmol/L). L'ISS riporta i valori di riferimento delle società scientifiche italiane:

  • sotto 20 ng/mL (50 nmol/L) si parla di carenza;
  • tra 20 e 40 ng/mL è l'intervallo desiderabile secondo la Società italiana dell'osteoporosi (SIOMMMS, 2023);
  • per le persone a rischio l'Associazione Medici Endocrinologi (AME) indica come obiettivo 30 ng/mL (75 nmol/L).

Se pensi di avere la vitamina D bassa, parlane con il medico: decide lui se fare l'esame e come leggere il risultato.

Quanta vitamina D serve al giorno

Secondo i valori dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) riportati dall'ISS, un adulto, anche sopra i 70 anni, ha bisogno di 15 microgrammi (µg) al giorno, cioè 600 unità internazionali (UI). Per i bambini nel primo anno di vita il valore è 10 µg (400 UI). Sono valori pensati per chi produce poca o nessuna vitamina D al sole.

Per passare da un'unità all'altra: 1 µg di vitamina D corrisponde a 40 UI. Quindi 25 µg sono 1000 UI.

Di più non è meglio. L'EFSA fissa per gli adulti un livello massimo tollerabile di 100 µg (4000 UI) al giorno, da tutte le fonti insieme. L'ISS spiega che sopra i 150 ng/mL nel sangue si parla di ipervitaminosi, con sintomi come confusione, vomito, disidratazione e troppo calcio nel sangue. L'ISS precisa che non sono noti casi di eccesso dovuti al sole o all'alimentazione.

Integratore di vitamina D o farmaco

In generale l'ISS raccomanda l'integrazione di routine solo nel primo anno di vita. Negli adulti la giustifica con una carenza accertata, cioè sotto i 20 ng/mL, o nei gruppi a rischio, e sempre dopo aver sentito il medico.

Gli integratori di vitamina D sono alimenti, non farmaci. L'ISS sottolinea che non hanno proprietà curative o preventive e non sostituiscono un'alimentazione varia. I farmaci a base di vitamina D, in Italia, si danno con la ricetta del medico.

Sull'etichetta di un integratore l'Unione europea permette solo le indicazioni autorizzate. Per la vitamina D sono, tra le altre: contribuisce al normale assorbimento e utilizzo del calcio e del fosforo, al mantenimento di ossa e denti normali, al mantenimento della normale funzione muscolare e alla normale funzione del sistema immunitario. Una confezione che promette di più va presa con cautela.

Come leggere l'etichetta di un integratore di vitamina D

  • La forma, di solito vitamina D3 (colecalciferolo), e se si tratta di gocce, capsule o compresse.
  • La quantità per dose, in µg e spesso anche in UI, e quante gocce o capsule fanno una dose.
  • La percentuale dei valori nutritivi di riferimento (% VNR). Per la vitamina D il valore di riferimento è 5 µg: una capsula da 25 µg riporta quindi 500%.
  • Quante dosi ci sono nella confezione. Serve a calcolare quanto costa una dose, che è il modo corretto di confrontare confezioni diverse.
  • Le altre vitamine o i minerali aggiunti, per non prendere due volte la stessa sostanza con prodotti diversi.

Quanto costa una dose di vitamina D

Lo stesso integratore di vitamina D costa diverso a seconda della confezione e della farmacia. Il prezzo che conta è quello per dose: confezioni più grandi spesso costano meno per capsula, ma solo se finisci la confezione prima della scadenza. Nella pagina sulla vitamina D economica, calcolata per capsula trovi il prezzo per unità con i dati del momento.

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Fonti

Aggiornato il 10 ottobre 2026. Informazioni generali sulla salute: non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.

    Carenza di vitamina D, sintomi e integratori di vitamina D | FarmacoEconomico